Il tuo viso è un profilo divorato dallombra, una mancanza di numeri striscianti tra lettere, un teorema darance graffiate da infanti, grida di madri partorite da figli, una bimba da prendere a schiaffi sussurrandole sono carezze. Sono carezze, coralli raccolti, ricordi le amiche che tabbandonarono perché in tua presenza nessuno rivolgeva loro lo sguardo? Taffilavi lucente come coltello squarciante il collo dadultere mogli mentre cadeva sui muri la pioggia. Cera il mio viso a sei anni nellacqua, il cadaverino risorto con lo sguardo abbassato dallira degli altri. Elefanti, alci impiccate nei piatti, tre donne in divisa avvolte dai maschi, la notte nelle finestre dellincantatore di scimmie, tuo padre in quadricromia nella vasca da bagno, altalene, altalene, altalene gettate sullerba. Dovè quellapparizione che gli angeli in mostri trasforma? Linvertito canto dellincubo, labisso di luci come perle infilate nel nulla, leterna promessa, Nijinsky che danza? Sommersa dal paradiso perduto si richiude la porta, arrestando limmodestia di sedicimilioni dinsetti. Eppure ancora i respiri si riproducono allattatati dai sogni, allungati da spilli. Ogni convinzione è una perdita, ogni atto è tremenda violenza, solo limmobilità continuamente trasporta. E ancora di te nulla mincanta, se non lo svilimento del sonno. Ricordi? Ricordo loscenità dei tuoi oltraggi, un bosco di foglie gridanti nel teatrino deserto, e le signore che sorridevano ostili alla seta traslucida delle mie calze, spiandomi con occhi rovesciati, mutissime, incurvando proboscidi. La rabbia riduce laltezza sviando vertigini, gradini discende il tuo corpo, imperiosa allora la grandezza sulle terrazze si mostra, alata e magnifica, con drappi decoranti la morbidezza delle sue spalle moltiplicate da specchi. Lincendio. E così doloroso innalzarsi nelladorazione della menzogna? Infliggere pene donate dalla celeberrima ostilità della sorte? Come fiumi che la terra percorrono, come il cielo dalla tempesta riempito, come Laika sulla luna perduta e sepolta, opalescenti manine invano verso me si protendono. Luce, luce che tutto rabbuia, quel lampo dallaria rapito, una voce, ripetono. Sono scomparsa, rispondo, scomparsa dentro pupille davorio nascoste tra chiome sintetiche, vieni a trovarmi, continuo. Una bambina corre rincorsa dalla memoria dei suoi consanguinei, smarrita, mai salva. Saddormenta dentro larmadio immaginando sia un ventre, ricordi? Pelle bianchissima poggiata sul viso di bambole, artificiose amicizie mancanti di dialoghi, mentre la notte lesistenza in mare trasforma, e il desiderio diviene un precipizio capovolto dallorco. Ricordi? Correvo rincorsa dalla memoria dei miei consanguinei, saprivano le braccia della foresta per catturarmi, fermarmi, sapermi sconfitta. Madre dei falchi tu mi guardavi annaspare in quel lago di foglie, odio il tuo nome, uno sfondo di gesso incollato sulle labbra di un pensiero deforme, odio il tuo nome, tre carte di cuori in mezzo al diluvio duna sofisticata incuranza. Il tuo cuore era un guanto, solo tu potevi indossarlo. Il tuo cuore era un guanto, un guanto che hai perso. Ricordi? Eppure ancora i respiri si riproducono allattatati dai sogni, allungati da spilli. Ogni convinzione è una perdita, ogni atto è tremenda violenza, solo limmobilità continuamente trasporta. Come ti chiami? Mi chiedi. Che suono? Nessuno, un abbandono venduto. Rispondo. Rincuorati, ogni vita è una morte annunciata, un libro abbandonato da un volto, altalene, altalene, altalene gettate sullerba.
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grazie mille per il
le ho viste le foto...
mi piacciono assai.
ci vediamo al turnè una di queste sere!!!
bacino.
prima del 5 però che parto!
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